“Amata” racconta il legame profondo e silenzioso tra genitore e figlio, un rapporto fatto di presenza, protezione e graduale distacco. Le due figure si intrecciano in un equilibrio delicato: una accoglie, l’altra si affida.
Il volto più raccolto, inclinato, esprime il bisogno primario di protezione, quel rifugio naturale che ogni figlio cerca. Alle sue spalle, la figura più composta e verticale rappresenta il genitore: una presenza vigile, contenitiva, quasi invisibile nella sua forza.
Le geometrie che attraversano l’opera suggeriscono i limiti, le strutture, le regole che educano e definiscono. Non sono barriere, ma confini necessari alla crescita. Il ramo, elemento organico e vitale, diventa simbolo della trasformazione: crescere significa anche separarsi, svilupparsi verso la luce.
“Amata” è la tensione sottile tra il trattenere e il lasciare andare.
È il gesto più complesso dell’amore: proteggere senza possedere, guidare senza trattenere.


