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RESISTENZA

Mezzo: Pittura ad olio, acrilico oro
Supporto: Tela
Dimensioni: 70 × 90  cm


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Il nero domina la composizione in modo volutamente ingombrante. Non è uno sfondo, ma una presenza: rappresenta il vuoto, l’assenza, ciò che resta quando un popolo scompare. Inserito nel contesto della mostra su Gaza, diventa simbolo silenzioso di cancellazione e perdita.

La figura femminile, elemento centrale e ricorrente nella mia ricerca, appare segnata: i solchi sotto gli occhi raccontano una sofferenza vissuta, reale. Eppure lo sguardo è fiero, diretto, quasi giudicante. Non chiede empatia, ma responsabilità. Chi osserva non è spettatore neutrale, ma parte chiamata in causa.

Le geometrie attraversano il volto e il corpo senza una lettura univoca: non è chiaro se la figura stia emergendo da esse o se ne stia per essere inghiottita. Questa ambiguità apre una tensione tra liberazione e annullamento, tra identità e sovrastruttura.

Il quadrato dorato, che copre parzialmente il viso, rappresenta il filtro dei media: una narrazione selettiva, frammentata, che edulcora e distorce la realtà, offrendo solo una porzione controllata del vero.

La frase “Ciò che ignori NON smette di esistere” riprende un linguaggio vicino alla crescita personale, ma lo ribalta. Non è un invito a proteggersi dal dolore, ma a sostenerne lo sguardo. Di fronte a certe condizioni umane, ignorare non è una difesa: è una forma di complicità. Conoscere il dolore altrui significa restare vigili. E forse, in un risveglio collettivo, impedire che tutto questo continui ad accadere.